In ricordo di Marshall Sahlins

collettivo redazionale di elèuthera

2021-04-07

Instancabile agitatore culturale, Marshall Sahlins è stato molte cose. In primo luogo è stato un grande antropologo, un gigante dell’antropologia culturale, storica ed economica, tanto da essere indicato da David Graeber – suo allievo recentemente scomparso, nel settembre 2020, annus horribilis per l’antropologia militante! – come possibile candidato al Nobel per l’economia per il suo monumentale L’economia dell’età della pietra in cui attacca l’approccio formalista in antropologia economica demolendo l’assunto secondo il quale il soggetto economico è l’individuo indipendente ed “economicamente razionale”.

Professor emeritus presso l’Università di Chicago, Sahlins ha svolto ricerca sul campo nel Pacifico meridionale ed è internazionalmente noto per la sua ricerca sulle economie «primitive». Si è poi dedicato alla critica del riduzionismo occidentale in economia e soprattutto della sociobiologia, enfatizzando la cultura come forza trainante del comportamento e dello sviluppo umano in contrapposizione alle teorie del determinismo genetico fondato su concetti hobbesiani come la competizione brutale e l’interesse personale (The Use and Abuse of Biology: An Anthropological Critique of Sociobiology; Un grosso sbaglio, l’idea occidentale di natura umana e La parentela cos’è e cosa non è). Negli anni aveva rivolto la sua attenzione anche all’intricato rapporto tra storia, antropologia e colonialismo (Culture and Practical Reason; Islands of History; Il potere dei re, tra cosmologia e politica).

Ma come dicevamo Sahlins è stato molto più di un antropologo e di un professore. Era infatti famoso anche per il suo impegno politico, ad esempio è stata a lui attribuita l’invenzione del teach-in, metodo di contestazione nonviolenta divenuto particolarmente popolare nel periodo delle proteste contro la guerra del Vietnam. Proteste a cui Sahlins partecipò attivamente sottoscrivendo tra le altre cose il Writers and Editors War Tax Protest nel quale numerosi intellettuali – tra cui Paul Goodman, Kurt Vonnegut, Noam Chomsky, Jane Jacobs, Allen Ginsberg, Susan Sontag, Philip K. Dick e moltissimi altri – dichiararono il loro rifiuto a pagare la famigerata Vietnam War Surtax, una sovrattassa proposta dal governo statunitense per coprire le spese della guerra.

L’attività politica di Sahlins non si è mai fermata e negli anni ha sempre fatto sentire la sua voce, dentro e fuori l’accademia, arrivando a dimettersi nel 2013 dalla prestigiosa National Academy of Sciences in polemica con l’elezione a membro della NAS di Napoleon Chagnon – controverso antropologo molto criticato per i suoi metodi di ricerca e le sue conclusioni teoriche – e con la collaborazione dell’Academy ad alcuni progetti di ricerca militare.

Ultimo ma non meno importante, Sahlins è stato anche editore. Nel 2001 prende le redini della Prickly Pear Pamphlets, fondata nel 1993 dagli antropologi Keith Hart e Anna Grimshaw, ribattezzandola Prickly Paradigm Press. Pubblicando brevi saggi di critica radicale in ambiti generalmente poco trattati dall’accademia ufficiale, Sahlins ha dato così voce a numerosi e importanti intellettuali radicali come David Graeber, Donna Haraway, Arif Dirlik, Philippe Descola, Eduardo Viveiros de Castro, Alan Caillé, Franco La Cecla, Piero Zanini e molti altri…

Grande è il lascito umano, intellettuale e politico di Marshall Sahlins, e altrettanto grande è la nostra responsabilità a continuare sulla rotta che con grande tenacia ha tracciato e mantenuto fino all’ultimo, per oltre novant’anni.