Prefazione a ‘L’eutanasia dello Stato’

Peter Marshall

2022-07-21

INDICE DEL LIBRO:

Prefazione di Peter Marshall // Introduzione di Peter Marshall // CAPITOLO PRIMO Il compendio dei principi // CAPITOLO SECONDO La natura umana // CAPITOLO TERZO L’etica // CAPITOLO QUARTO La politica // CAPITOLO QUINTO L’economia // CAPITOLO SESTO La pedagogia // CAPITOLO SETTIMO La società libera

Questo lavoro è stato pensato come una utile raccolta delle idee più incisive e rilevanti di William Godwin, accompagnata da un giudizio sulla sua influenza, uno schizzo biografico e un’analisi del suo contributo alla teoria e alla pratica anarchica. In genere Godwin è considerato solo l’autore del trattato filosofico Enquiry concerning Political Justice [Indagine sulla giustizia politica] (1793) e del romanzo Caleb Williams (1794). Egli fu tuttavia uno scrittore prolifico, che scrisse e pubblicò più di cinquanta libri. Vale ancora la pena leggere molti di questi e ho quindi potuto selezionare i brani scegliendoli da un vasto assortimento. Il suo stile è chiaro ed eloquente, ma a volte può risultare un po’ ponderoso: non sempre Godwin capiva quando era meglio fermarsi. La seguente disposizione dei testi è quindi più ordinata e coerente degli originali. I brani selezionati non sono però intesi come sostituti delle sue opere, ma come una guida alle stesse. Sebbene Godwin, secondo i costumi linguistici della sua epoca, parli sempre dell’«uomo», usa il termine riferendosi all’intera specie umana, senza tener conto della razza o del sesso.

Il mio interesse per Godwin nacque nel 1971, quando in una polverosa libreria di testi di seconda mano a Brighton scoprii una copia della biografia William Godwin (1946) scritta da George Woodcock. Nel colophon trovai la scritta «Convento di Lourdes, Withdean, Brighton». Che terrore devono aver provato le buone suore quando hanno scoperto tra loro un anarchico, un ateo, un difensore del libero amore!

Negli ultimi anni due edizioni economiche di Political Justice e molti lunghi studi su Godwin hanno ridato respiro alla sua reputazione, ma egli rimane in larga parte proprietà degli intellettuali, rinchiuso in genere all’interno dell’accademia.

La speranza è che questo volume permetta al pensiero di Godwin di fermentare nuovamente nel movimento libertario, senza rinunciare a un’analisi non banale. Oggi, mentre i difetti della scalata al potere del socialismo autoritario diventano più evidenti, assistiamo a un notevole e rinnovato interesse per l’anarchismo. Non è più possibile accantonarlo come ideologia marginale, malattia infantile o squisito gesto di protesta permanente; viene invece sempre più riconosciuto come una filosofia seria e profonda, con un seguito popolare in crescita.

È quindi sensato che gli anarchici, per chiarire il loro pensiero e rendere più efficace la loro azione, riprendano e riconsiderino i loro pensatori del passato. Il che non va fatto come un semplice esercizio intellettuale, o con spirito riverente, quanto piuttosto con lo scopo di adattare più efficacemente la teoria alle circostanze attuali. E Godwin, che situava al centro della sua scala di valori lo spirito critico e indipendente, sarebbe stato il primo a condannare la fede acritica nei padri fondatori dell’anarchismo. Gli allievi più brillanti si lasciano sempre dietro i loro maestri, fermo restando che la situazione migliore è sempre quella dove non esistono più maestri o insegnamento.

Sono in debito con Jenny Zobel, per la sua lettura dell’introduzione. Ringrazio anche Vernon Richards e Freedom Press, che hanno reso possibile l’edizione inglese di questo libro. È particolarmente appropriato che essa appaia un secolo e mezzo dopo la morte di Godwin, e un secolo dopo l’ammissione nel gruppo di Freedom Press di Pëtr Kropotkin, il primo anarchico a riconoscere l’importanza dell’autore di Political Justice.