Prologo a ‘Perché sono diventata anarchica’

Isabelle Attard

2021-11-26

INDICE DEL LIBRO:

Prologo // CAPITOLO PRIMO Dominare o essere dominati // CAPITOLO SECONDO Il tempo delle rivelazioni // CAPITOLO TERZO L’anarchia funziona // Conclusione // Bibliografia di riferimento

Lunedì 24 aprile 2017

Non riesco a trattenere le lacrime. Non so, non so più cosa potrò dire alle donne e agli uomini che da cinque anni bussano alla porta del mio ufficio, che vogliono umilmente e dignitosamente uscire dalla precarietà, che chiedono un tetto, un posto in cui stare al caldo, un po’ di giustizia, un po’ di apprezzamento, un lavoro, insomma un minimo di decenza, di rispetto e di umanità.

Da cinque anni mi batto per loro dentro e fuori l’emiciclo parlamentare, cercando di rimanere ottimista e contando sulle elezioni del 2017. Ma qualche ora fa, lei, Emmanuel Macron, con l’appoggio di François Hollande, Jacques Attali, Jean-Pierre Jouyet1 e dei loro sodali, è arrivato in testa al primo turno dell’elezione presidenziale. Lei, ovvero l’avveduto rappresentante del CAC 402, delle multinazionali, delle banche, dei padroni della stampa, dei sondaggisti, del Siècle3, del gruppo Bilderberg44, insomma dei pezzi da novanta dell’oligarchia capitalista e della moltitudine di lobbisti che le fanno da corte. Complimenti! Il colpo di Stato democratico e mediatico ha funzionato alla perfezione. Il piano si è svolto senza intoppi, e infatti Marine Le Pen è arrivata al secondo turno, come previsto.

Ma cosa racconterete adesso, signor Macron, ai precari, a chi ha perso il lavoro a causa delle delocalizzazioni all’estero, agli studenti senza risorse, ai vecchi che aspettano la morte in case di riposo ormai decrepite, al personale infermieristico e agli insegnanti con l’esaurimento nervoso? Di andare a fare shopping o di diventare milionari?

Se piango, è perché so che lei non si batterà per loro, non li proteggerà. Tutto il contrario: lei proteggerà i suoi amici e renderà leali servigi a coloro che le hanno permesso di essere eletto.

Allo stesso modo, lei ignorerà bellamente la transizione ecologica e l’agricoltura contadina, visto che la nostra sovranità alimentare viene molto dopo gli interessi di chi vende pesticidi. E di certo non imiterà gli islandesi, che hanno riscritto la loro Costituzione dopo aver sanzionato i banchieri truffaldini. Lei ha magnificamente sfruttato i meccanismi di questa V Repubblica: perché cambiarli, quindi?

Ma adesso, signor Macron, le mie lacrime si stanno asciugando. Perché, vede, non è per questo che sono stata eletta, né per applaudire assieme al gregge alla riuscita di questo piano. E se sarò rieletta all’Assemblea in seno a un arcipelago di cittadini-parlamentari, lei ci troverà sul suo cammino e su quello di Marine Le Pen. E non saremo isolati, perché siamo milioni, perché siamo una tribù. La tribù di coloro che intendono costruire una società giusta, cooperativa, accogliente ed ecologista. E la costruiremo con o senza di voi.

All’indomani del primo turno dell’elezione presidenziale, la delusione e la collera accumulate in cinque anni si esprimevano con rabbia e senza alcun ritegno. Non mi ero mai sentita così impotente di fronte alla miseria delle persone. Due mesi più tardi, al momento dei risultati del primo turno delle legislative, la delusione aveva di nuovo prevalso malgrado sulla carta ci fosse una buona unità di tutte le cosiddette forze «di sinistra».

Era il segno che bisognava voltare pagina. Avevo messo tutta la mia energia in quel mandato da deputata. La piccola militante sconosciuta, eletta nel 2012 con grande sorpresa generale, era molto cambiata. Avevo la certezza di aver vissuto quel mandato sia come attrice politica sia come osservatrice dell’Assemblea Nazionale, anzi come una vera e propria «etnologa del parlamento». Ma cosa avevo imparato? Quella società che sognavo ad alta voce era immaginabile nel quadro delle nostre istituzioni? Questo Stato-nazione che credevo emendabile dall’interno, lo era davvero? E soprattutto, bisognava cercare di migliorarlo, o era meglio bloccare tutto e pensare a un’alternativa?

I due anni successivi a quello che, a prima vista, potrebbe essere considerato un fallimento politico sono stati determinanti. Ricchi di incontri, discussioni, scoperte letterarie, questi anni mi hanno portato a rimettere totalmente in discussione la percezione che avevo della politica. E in questa ricerca di senso, di coerenza e di possibilità, ho dovuto decostruire schemi di pensiero ben radicati e scavare nella memoria per ritrovare le innumerevoli tessere del puzzle. E, alla fine, rimettere tutto in ordine. L’ordine dell’anarchia.

Note del traduttore


  1. Esponenti di primo piano del Partito socialista francese.↩︎

  2. Il CAC 40 è il principale indice della Borsa francese e prende il nome dal sistema di automazione della Borsa (Cotation Assistée en Continu).↩︎

  3. Le Siècle è un club molto esclusivo cui aderiscono alti dirigenti della politica, dell’economia e dei media francesi.↩︎

  4. Il gruppo Bilderberg riunisce ogni anno le personalità più note del mondo politico, economico, bancario e mediatico internazionale.↩︎